Percorrere occulti sentieri come pastori sanno, tra rocce e colline e ciuffi d’erba, la strada dell’ovile; perdersi tra pietre grige, treppicare fra boschetti e piante cariche di essenze selvagge che effondono nell’aria aromi da stordire. E poi guardare lontano…
E’ la Murgia.
Ci vogliono gli scarponi per girovagare sulla Murgia e assaporarla. Per il castello gli scarponi non servono: intorno ci sono strade asfaltate, ma se soltanto vi lasciate condurre dal richiamo d’andar per quel deserto di pietra allora attrezzatevi ed abbandonate il comodo ristorante, dimenticate il juke box. C’è la musica del vento.
Le pietre della Murgia m’attirano come camminare per certi campi innevati dove nessuno ha messo ancora piede ma, contemporaneamente, quasi mi dispiace calpestare quella panna montata. Mi sembra di dissacrare il suo modo arcano di tortuose gravine, orride voragini, tane di lupi, “puli”, pastori imbaccucati che ora sentono la radio per passare il tempo ed anno, invece, perso l’abitudine di intagliare i rami.
L’ultima volta sulla Murgia ci sono stato in autunno e credo prorpio che sia la stagione sua. Ma mi piace anche d’inverno e d’estate quando sembra un quadro di Van Gogh inondata di giallo. Com’è in primavera? Un tripudio di vita, uno sbocciare di pallidi asfodeli, di peonie coralline, di orchidee, un verdeggiare di timo, lentisco, rosmarino, di macchie di lingustri, di frassini.
Quel giorno d’autunno l’aria era pregna d’umidità: aveva piovuto la notte e all’alba. Poi era venuto il sole ed il cielo era come una grande bandiera azzurra. Pozzanghere s’erano formate nei tratturi e tra le pietre; dentro ci si specchiavano le erbe e il volo rapido e nervoso di falchetti. I campi erano fangosi, le pietre, macchiate di muschi e di licheni, lucevano al sole. In alcuni vigneti a ridosso di case coloniche abbandonate e regno di lucertole e “scorzoni”, pochi grappoli erano rimasti fra foglie stanche. Contesi chicci a passeri e cardellini voraci: avevano un sapore di mosto e di uvetta. C’erano dei perazzi dai frutti asprigni e fichi selvatici piccoli, piccoli ma dolci e generosi.

In autunno crescono i cardoncelli sulla Murgia. Mi piace credere che solo in Puglia crescano questi deliziosi funghi. Anzi, credo proprio che sia così. Sono carnosi, corposi, hanno la cappella marrone e un bel gambo avorio. Si riconoscono quasi subito quando non sono mimetizzati tanto bene da sembrar sassi; sono tanto saporiti perchè assorbono tutte le essenze selvagge della Murgia. Ne raccolsi tanti quel giorno. Me ne riempii le tasche e quando nemmeno queste bastarono usai la canottiera. C’era tanto vento ma, pur a dorso nudo, non tremavo: c’era un tiepido sole d’autunno.

Ma non fu una giornata del tutto lieta, quella. Tre colpi di fucile stroncarono la vita di una graziosa volpe rossa. Ferita al primo colpo cercò disperatamente salvezza fra i sassi; il secondo la ferì ancora e il terzo la fulminò. La volpe guardava orizzonti, schifava il cacciatore e già andava per cacce notturne sulle nevi che resto avrebbero ammantato Murex.
Vittorio Stagnani

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