Il passato del popolo salentino non si racconta solo attraverso i monumenti e i preziosi reperti storici ritrovati su tutto il territorio: c’è un’altra anima del Salento da scoprire, quell’ energia più irrazionale e fanciulla che cercava di dare una spiegazione a tutto quello che esiste e prende forma vitale.

“scazzamurrieddhi” o “municeddhu” o ancora “lauri” leccesi

Piccoli ritagli quotidiani, in cui si tramandavano leggende e superstizioni, magari durante il duro lavoro nei campi oppure nel chiacchiericcio di gruppo delle “comari” durante le faccende domestiche, oppure ancora veniva fuori la sera, nei quotidiani momenti di comunione seduti in gruppo intorno al fuoco.

Una magia che ancora si avverte nel clima del Salento e nei suoi rituali tenuti in vita dalla memoria popolare. Già il mito della taranta, simbolo per eccellenza e “marchio” ufficiale degli itinerari di viaggio nel Salento, rappresenta questa tendenza al magnifico e all’immaginario, per raccontare in modo poetico e soavemente infantile sentimenti, emozioni e storie di vissuto quotidiano con toni leggendari ed epici. Come le leggendarie figure degli “scazzamurrieddhi” o “municeddhu” o ancora “lauri” leccesi, che arrecavano dispetti di ogni tipo, come nascondere o cambiare di posto oggetti e sedendosi sul petto dei dormienti suscitando incubi notturni.

Rubargli il cappello a punta, era l’unico modo di togliere potere al la loro indole irriverente.

 

Tra folletti, gnomi, spiritelli e “macare”, sono numerosissime le leggende locali che riguardano le masserie, le pinete, le chiese, i monumenti, oggi frequentatissimi nei periodi di vacanza nel Salento, come anche nelle suggestive zone costiere ricche di grotte e insenature naturali. Torre dell’Orso, una delle tante località balneari del Salento preferite da turisti, conosce la storia delle “due sorelle”, due scogli molto somiglianti, che si ritiene siano due sorelle mutate in quella forma dagli dei per pietà, mentre stavano annegando in mare.

Torre dell’orso – le due sorelle

Assai suggestiva è la leggenda legata a Santa Maria di Leuca e al suo mare, oggetto di altri racconti affascinanti del passato: questa meta ambita conserva la leggenda degli “scogli dannati”, un insieme di isolotti a largo di Punta Ristola, considerati “maledetti” dai naviganti in viaggio vicino alla costa perché poco visibili. Secondo la mitologia greca in questo punto Medea, per vendicarsi del marito Giasone, uccise i figli e sparse i loro corpi nelle acque, metaforicamente rappresentate dagli scogli.

 

In molte zone del litorale, oggi aperte al mondo e piene di vita durante le vacanze nel Salento, ci sono leggende di questo tipo. Sono incalcolabili per numero e per varietà, anche i miti legati al culto religioso, alla commemorazione delle stagioni, come anche le superstizioni e le leggende più “domestiche”, come quelle che venivano dette ai bambini per evitare che questi combinassero guai o di mettersi in situazione di pericolo, come il terribile “nanni-orcu”, creatura malvagia che mangiava i piccoli disobbedienti.

Madea e gli argonauti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *